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Cara Latina,
i Tuoi primi settant'anni sono in fondo poca cosa per la storia anche se, per la cronaca, ci sono in giro arie, feste, eventi e raduni eccessivi, dominati da un impegno propagandistico, non si capisce bene quanto autocelebrativo.
F.Maraini Ti ha definito, recentemente, "brutta e sfasciabile".
Brutta? No e sì, ma giacché un giudizio è possibile soltanto tra categorie estetiche e parametri culturali soggettivi, "de gustibus non est disputandum". Inutile discutere… per secoli, sarebbe alla fine una sicura perdita di tempo. Da A.G.Baumgarten a E.Kant in poi fino all'odierno H.G.Gadamer, infatti, la bellezza sarebbe un'idea filosofica confusa e vaga, "percepita con i sensi" , che si collocherebbe in un'esperienza dell'interpretazione personale. Già F.W.Nietzsche in "Umano troppo umano" aveva polemizzato contro l'arte delle cosiddette opere d'arte. Quindi ogni bellezza non si configurerebbe che come risposta ad un interrogativo e si riproporrebbe come tale soltanto a colui che guardandola se ne fa ricettore. Ma la filosofia colta non fa che sposare la tesi della filosofia popolare e della sua proverbistica quando dice che: “ Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”.E come pensare, allora, che l'architettura di Littoria, anche senza la più recente etichetta di "metafisica costruita" attribuitale dalla interessante Mostra del Touring al S.Michele di Roma, sia un puro gioco privo di significato conoscitivo ed estetico visto che i suoi aspetti e le sue forme non si sono dati e non si danno a noi fuori delle forme di uno spazio e di un tempo storico ( sia pure esso quello littorio). Certo anche per me, qui nato e figlio di pioniere della bonifica che per Te si è qui immolato, il cuore architettonico di Oriolo Frezzotti, la sua pianta radiale, l'esprit de geometrie più che de finesse, seppur non benissimo conservato è l'unico a dirmi qualcosa. Ma poco o niente mi ispirano i successivi agglomerati, espansioni ed espressioni disarmoniche, anche senza senso se non quello, nell'urgenza dell'incremento demografico continuo, di produrre una casa, spesso, da parte di improvvisati e speculanti costruttori ( i palazzinari di buona memoria) e dei loro commissionati tecnici. Così le nostre forse belle e comode case moderne da sole non fanno per me, ma sono consapevole di una valutazione personalizzata, un concetto di accettabile bellezza, mancherebbe quell'idea insiemistica di architettura di quartiere, l’omogeneità espressiva di un Coppedè romano, ad esempio… Ma anche questa rottura non potrebbe essere, invece, interpretata come il senso dei tempi che si dissolve nella sua complessità? E oltre l’estetica dell’apparenza non c’è, comunque se c'è, la bellezza viva dell’essenza non murale e non cementiera dei suoi cittadini, dei servizi, degli impegni civili, delle condizioni di vivibilità e di sociocultura, la bellezza di certe eredità intellettuali, imprenditoriali, spirituali… come ebbi vibratamente a sostenere nel convegno “ Gli Scenari della Città nel futuro prossimo e venturo” indetto dalla Curia vescovile di Latina ? Ricordo anche che il prof. Amendola, presidente della Società Italiana di Sociologia, dopo l’altro sentire degli interventi degli urbanisti pontini, si dichiarò sostanzialmente d’accordo, in conclusione, con questo desiderio di città “scritta” e “da scrivere”.
Sfasciabile? L'indubbia allusione etimologica al fascio, forse inconscia o forse invece cercata, maschera, o forse al contrario è sembrata suscitare, un'idea ideologica di parte ancora sopravvivente in alcuni, ma fino al punto di un’odiosa aspirazione di un'ablazione totale? Delenda Littoria!?! Una vera atomica verbale del Maraini, quindi, un lapsus arteriosclerotico grave e senza attenuanti che, però, data l'età avanzata del protagonista io avrei scusato e non querelato, come non si dovrebbe querelare mai, ritengo, una libertà di pensiero seppur male esercitata. La penso, in questo, come il tollerante Candido di Voltaire. Indubbiamente nulla e nessuno nella diffusa cultura dell'integrazione, della multiculturalità e interculturalità, merita tanto odioso fondamentalismo, neanche chi, come ebbe a scrivere J.P. Sârtre, al mio sguardo si riveli come il mio inferno. Non c'è china più pericolosa di quella senza ritorni, la china che induca all'eliminazione di ciò che non piace e di ciò che non si condivide. Nella cultura contemporanea l'estetica influenzata dalla critica tende a dissolvere e a segnare in qualche modo di nuovi significati il destino del pensiero sul bello, ciò non toglie che possiamo approfittare dello spunto lanciato da Maraini per rivisitare in questi giorni genetliaci di Littoria-Latina, anche alcuni suoi amabili aspetti, anziché pensare di farla sbrigativamente fuori.
Sergio Andreatta Il Dirigente Scolastico |
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