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| 20/04/2009 |
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| L'importanza dell'educazione stradale |
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| L’Educazione Stradale nelle Scuole del IV Circolo didattico "Goldoni".
La città con i suoi quartieri, borghi, strade, piazze e aree verdi è il primo importante habitat in cui il bambino vive in società, dove si svolgono varie funzioni urbane tra cui quella dell’aggregazione sociale, il luogo in cui si rispecchia l’identità territoriale dei suoi abitanti. La città o il borgo sono organizzati e collegati per mezzo di strade che permettono il movimento delle persone con varie modalità di movimento e di trasporto. E tutti hanno pari diritto di circolare e di muoversi in condizione di sicurezza, su spazi a volte specifici, altre assegnati in condivisione.
Il significato di “traffico urbano” viene ad assumere così il concetto di “mobilità sostenibile in sicurezza” in cui i diversi utenti della strada diventano “partecipanti attivi del traffico”.
Indichiamo qui alcuni passaggi che riteniamo essenziali per l’attuazione di un’efficace educazione stradale del bambino a scuola, fin dalla scuola dell’infanzia:
1) Inclusione permanente del percorso formativo nel P.O.F.
La disponibilità dei nostri insegnanti ad inserire nel nostro P.O.F. “Per Regola e Progetto” un programma di educazione stradale da svolgere in autonomia lungo il corso dell’anno scolastico costituisce una condizione necessaria. La presenza sporadica di esperti esterni in classe (polizia municipale, polizia stradale di stato, altri, ecc…) può essere certamente utile ma, in realtà, non è esaustiva, anche se può essere inquadrata in una forma di intervento speciale per arricchire i contenuti educativi già programmati dall’insegnante. Soltanto l’insegnante ha il vantaggio di garantire la continuità del programma, il consolidamento, il feedback e la verifica dei contenuti teorici attraverso prove ed esempi pratici.
2) Interazione Scuola - Famiglia
Il bambino può rappresentare un’ottima cerniera nella diffusione di una nuova cultura dell’educazione anche stradale (mettersi sempre la cintura in auto, guidare con prudenza, non usare il cellulare alla guida, rispettare il segnale dei semafori,…), lui non è soltanto il “nuovo cittadino” da educare, ma anche il cittadino per il quale gli adulti si rendono disponibili a rivedere i propri modelli comportamentali sulla strada. La società degli adulti (genitori) viene chiamata in causa dalla scuola attraverso il Comitato Genitori con incontri periodici in Aula Pacis su vari temi al fine di accertare la continuità e l’efficacia dei messaggi educativi tra scuola e casa, tra teoria e pratica.
3) Interazione Scuola – Territorio
Il rapporto tra la Scuola e il Territorio (Quartiere, Borgo) è indispensabile per valutare le esigenze dell’utenza scolastica e risolvere i problemi legati alla sicurezza stradale, all’inquinamento dell’aria e alla funzionalità di un traffico disciplinato soprattutto durante gli orari di entrata/uscita da scuola.
La programmazione di questi tre passaggi, capace di coinvolgere Scuola, Famiglia e Circoscrizione/Comune deve tendere a modificare e migliorare le condizioni di un contesto ambientale, educativo e sociale, affinché si possa favorire lo sviluppo dell’autonomia graduale e crescente del bambino sul piano della sua mobilità pedonale.
La Scuola, rispetto al tema, diventa una risorsa capace di stringere un patto formativo con il territorio, al fine di migliorare le condizioni di vivibilità del quartiere o del borgo e avvalorare la funzione della scuola stessa.
Con la progettazione partecipata sulla sicurezza stradale la Scuola G. Mazzini di Borgo San Michele, ha assunto un ruolo di importanza e utilità per i cittadini, potendo anche riscuotere maggiore credibilità da parte dell’opinione pubblica. Il percorso educativo, proposto dall’Associazione Culturale Villaggio Capograsso, è stato interpretato come un tentativo di creare, con nuove idee e pratiche, un modulo di progresso civico che può aiutare, è pensabile, a ridurre gli incidenti stradali e a migliorare le condizioni di coesistenza non conflittuale sulla strada e di rispetto tra i partecipanti al traffico.
L’educazione stradale, se è improntata in modo prevalentemente protezionistico al riparo dai pericoli del traffico o se applicata solo in occasione di iniziative speciali e sporadiche, ai margini del vissuto quotidiano, rischia di non essere acquisita integralmente nella nuova dimensione culturale che si vorrebbe venisse percepita, da tutti. Ed è per questo che abbiamo scelto di dare quest’anno spazio “problematizzante” all’iniziativa della Motorizzazione Civile di Latina che ha interessato la Scuola Primaria C.Goldoni e al Progetto “Baby Vigili / Alla Scoperta della strada”, lodevolmente promosso dall’Ass. Culturale Villaggio Capograsso con il patrocinio di vari sponsor istituzionali, che ha coinvolto la Scuola Primaria G. Mazzini di Borgo San Michele.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
prof. Sergio Andreatta
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| 13/03/2009 |
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| Quanti hanno scelto la scuola primaria delle 24 ore? |
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Dalla rilevazione campionaria sulle iscrizioni fornita nei giorni scorsi dallo stesso Ministro dell’Istruzione, solo il 3% delle famiglie italiane, che hanno iscritto i propri figli alla prima classe della scuola primaria, ha scelto l’orario settimanale di 24 ore con il maestro unico, il 7% ha optato per l’orario di 27 ore, mentre ben il 56% ha scelto l’orario con i moduli a 30 ore e oltre il 34% si è orientata per il tempo pieno con l’orario di 40 ore. Nel nostro IV Circolo didattico di Latina su 106 domande pervenute: 1 è stata per le 24 h, 4 per le 27 e 101 per le 30h. E’ tutto dire: all’italiano e al pontino, che pure vive e opera in un contesto solidissimo di centro-destra, non piace la politica scolastica del… gambero.
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| 07/12/2006 |
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| L'acero, i bambini e il colombo |
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Tra poco arriverà l'inverno e le mani si ritireranno dentro la corteccia per il freddo lasciando fuori solo le scarne braccia.
Quell'acero giapponese, io e la maestra Carmen, ricorrendo alla sapiente vanga di Raffaele Maragno*, l'abbiamo voluto impiantare proprio lì, con l'amore che hanno tutti i buoni genitori per i figli, al centro del cortile della Scuola Goldoni, perché in autunno ci potesse sorridere con la policromia della sua chioma arrotondata.
Tutte le essenze del grande parco scolastico, arbusti e piante, sono monocordi, sempreverdi, non danno al bambino che cresce in una città il senso della caduta del tempo, dei passi e dei passaggi di una stagione.
Non procurano quelle inebrianti sensazioni che provavo io che ho potuto vivere la mia fanciullezza in un podere di campagna, a Borgo Bainsizza.
Ora le foglie di quest'acero si sono colorate quasi in un sussulto prima di morire.
Si sono tramutate per diventare gialle, arancio, marroni e rosso-cremisi.
Che spettacolo, ragazzi!
L'abbiamo messo a dimora sei anni fa, dentro una piccola "festa dell'albero".
E sono stati i bambini piccoli della scuola dell'infanzia a incorniciarlo per primi con un festoso girotondo d'augurio:"Vivi e cresci con noi!" sembravano sussurragli con i loro disegni e le loro frasette nei fogli palpitanti appesi con le mollette a un filo.
Quei bambini sono cresciuti intorno a questa presenza giornalmente più familiare. Alcuni delle elementari sono già entrati al liceo e, siccome quell'albero gli smuove ancora dentro qualcosa, li vedo di tanto in tanto venire a farsi lo scatto fotografico della nostalgia con la scusa di venire a ritrovare la loro maestra.
Anche oggi sono scese in cortile alcune classi per osservare meglio i colori delle sue foglie.
E vicino alla "pietra di Angelica", dove giocava la piccola compagna di sette anni che non c'è più, i bambini ora notano un colombo tramortito. Il suo volo, per un fatale abbaglio di specchi, è finito contro il vetro della segreteria. I bambini si disperano. Una mamma, entrata in empatia con loro, sale a telefonare alla LIPU. Bisognerà portare lì il volatile. Con una scatola di cartone sforacchiata in mano io e Graziella scendiamo per catturarlo. Non sarà un'impresa impossibile, ci diciamo! Il colombo veneto-pontino è così sospinto fuori da sotto il rifugio della camaerops. Si ridesta lentamente dal torpore in cui era rigettato, il suo istinto vitale e la voglia di libertà gli infondono insospettabili segni di ripresa ed ecco, improvviso, il vigore per volare via. Il colombo è salvo e i bambini prorompono in un applauso spontaneo mentre si allontana...
Le colorazioni dell'acero partecipe sono, davvero, attraenti, suscitano emozioni, spillano parole.
La pianta è interessante per la sua rusticità e per il suo fogliame palmato, si è abbarbicata e ama quello spicchio di terra nel sole che le abbiamo assegnato, così si è adattata proprio bene tra noi.
A Latina i tigli dei Viali si sono ormai sfogliati e i platani li stanno seguendo a un ritmo più rallentato per il caldo ancora persistente.
Latina ha molti colori, si potrebbe parlarne a lungo, magari seguendo dei percorsi e dei temi.
Quelli di un bambino nella culla ospedaliera dell'appena nato e che non riuscivi ad immaginare fino a pochi giorni fa...
Sono i colori delle emozioni della vita.
E ci sono i colori delle palazzine moderne e delle vie. Sono i colori dell'urbanistica.
E ci sono quelli della politica cittadina che, dopo le primarie di domenica, comincia a tingersi di qualcosa di diverso.
I colori delle parlate e delle cadenze delle molte regioni di provenienza, colori verbali che sbiadiscono, come certe fotografie, prima di essere cestinate.
I dialetti hanno un soffio di mistero, ormai, per molti ragazzi latinensi.
La gente ama i colori di ogni tipo, nel suo modo di esistere sembra non sopportare più il grigiore delle ore. Così i colori indossati dagli uomini, come mai in altre epoche, sembrano esorcismi. Riti di moda o, più, desideri di apparire come eterni peter pan.
Colori che funzionano se servono ad esorcizzare un incombente inverno.
A me piacciono i colori, soprattutto, quelli degli alberi. Colori splendidi, colori opachi...
E se non ho più il tempo di addentrarmi per un sentiero del bosco di Sabaudia, vado in giro per le strade di Latina e ne trovo una prettamente popolare, neanche tanto bella come Via Virgilio davanti all'Immacolata, oggi da ammirare nel fascino delle mani multirazziali dei suoi platani, mani protese verso il cielo e la strada.
Tra poco arriverà l'inverno e le mani si ritireranno dentro la corteccia per il freddo lasciando fuori solo le scarne braccia. Ma nel bagliore di questa sera di S.Ambrogio, tra le lacrime di una pioggia che non si vedeva da un bel po', compare verso Terracina l'urlo vivido di un arcobaleno.
Colori di una alleanza con una natura di passaggio.
Sergio Andreatta
dirigente scolastico |
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